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Ho letto con partecipazione e attenzione questa tua biografia che al di là delle tue personali vicende famigliari molto tristi e commoventi, mi hanno fatto rivivere uno spaccato di quegli anni di grandi cambiamenti della mia gioventù. Seppur non da militante ma solo da simpatizzante e sostenitore ho ripercorso anche io quegli anni di lotta, di ribellione , di protesta verso quel modello socio culturale e politico di quei tempi.
Ho sempre pensato che la generazione di cui faccio parte abbia vissuto quegli anni bellissimi per il coinvolgimento e la voglia di nuovo in tutti i campi e settori della vita sociale.
Non posso che augurare a te e tutti noi che i tuoi sogni si possano realizzare anche se questo mondo allo stato attuale stia attraversando una deriva che minaccia le nostre speranze per un domani di pace, serenità e uguaglianza.
Gigi Boilini
Ringrazio questo libro, che ho letto volentieri, con calma, sul divano, nel poco tempo che la frenetica vita di Bologna regala alla sera, tra la cena e l'ora di andare a dormire, perché mi ha immerso in un mondo di vera lotta per i diritti dei lavoratori, di persone pure che “ci provano” o “ci hanno provato” nonostante tutto, e soprattutto perché, finalmente e vergognosamente, all'età di 55 anni, mi ha fatto capire davvero cosa significa la frase “lavoratori di tutto il mondo unitevi”, che ho sempre sentito e letto distrattamente, senza mai carpirne il vero significato, per altro semplicissimo: se tutti gli appartenenti a una categoria (operai, ma potrebbero essere anche solo i rider, gli impiegati, tutti i lavoratori in una o di un'altra multinazionale), in tutta la Terra, decidessero nello stesso momento di “mobilitarsi” (altro termine che mi è sempre risultato molto confuso e misterioso nella mia superficiale attenzione, come altri, ad esempio “cobas”, e che in questo libro mi si sono chiariti), ovvero di protestare, scioperando, fermandosi e semplicemente NON lavorando, tutti, nello stesso momento, gli azionisti delle grandi superpotenze economiche che governano il pianeta non potrebbero ignorare le richieste dei lavoratori, di rispetto dei propri diritti e di condizioni di lavoro umanamente ed eticamente sostenibili.
Il significato di quella frase, “lavoratori di tutto il mondo unitevi”, mi si è svelata all'improvviso mentre leggevo il libro, come una rivelazione, e per giorni sono andato in giro stralunato ed eccitato, con gli occhi spiritati, dicendo a tutti: ma lo capite?? Basta così poco! è l'uovo di Colombo per la rivoluzione mondiale, per cambiare le cose!
Poi il lavoro, gli impegni, le distrazioni quotidiane... E l'effetto della rivelazione si è un po' affievolito... Ma è rimasto a covare dentro di me, e me lo tengo stretto.
Sono onorato di avere conosciuto Gino in una presentazione di questo libro: abbiamo avuto pochissimo tempo per confrontarci e non avevo assolutamente capito che persona di enorme spessore fosse!! (il doppio punto esclamativo è una citazione dal suo libro, caratteristica per la quale ho provato molto affetto)
Nella sua umanità, nel suo meraviglioso ottimismo, rinascendo ogni volta dalle proprie sconfitte, passando da una lotta sindacale all'altra senza mai lasciarsi demoralizzare, anche negli inevitabili fallimenti – perché combattere con un dio denaro disumano che decide come sfruttare fino a distruggere la terra e gli essere umani è impossibile, è un'entità troppo inattaccabile e priva di sentimenti – guarda avanti e cerca sempre un'altra strada, un altro modo per tendere ad un mondo migliore.
Racconta più di cinquant'anni di storia rendendola semplice e comprensibile, attraversando le epoche delle brigate rosse, dei gemellaggi con Cuba, del compromesso storico, delle prime delocalizzazioni delle multinazionali, dei sindacati e della politica corrotta o inetta, e tantissime altre fasi delle evoluzioni della società italiana e mondiale, fino alla lotta per l'ambiente, probabilmente oggi una delle più importanti da portare avanti per sperare in un futuro per l'umanità.
Grazie Gino!
Jacopo Bonora
Caro Gino, a seguito al nostro ultimo scambio mi sono sentita un po' a disagio e ho quindi deciso di rileggere da capo il tuo libro. Il tuo stile mi sembra molto semplice e genuino, leggendo mi sembrava di sentire la tua voce raccontare dal vivo.
La parte che mi ha coinvolto di più è stata la prima, forse perché non sapevo praticamente nulla delle tue origini e della tua famiglia, forse perché sembra mostrare una connessione tra ciò che hai vissuto da più giovane e la forza e l'impegno dato nelle imprese successive. Le molteplici oppressioni subite da bambino e da ragazzo sembrano essersi trasformate in una tenace azione di lotta a favore della giustizia sociale e della difesa dei più deboli. Questa FORZA e questa TENACIA scorrono in tutto il libro ed è forse l'aspetto che mi ha colpito di più. Le tantissime lotte in fabbrica, gli scioperi, la fame, le riunioni, le manifestazioni, gli scontri e i confronti assidui; l'impegno fuori: la musica e il canto da giovane, poi le iniziative di solidarietà, i viaggi, Metromondo.. insomma spesso mi sono chiesta: ma dove trovava le energie? E poi: come faceva a non scoraggiarsi difronte alle diverse complicazioni e sconfitte?
Del resto rispondi tu stesso, in parte, a queste domande, citando Gramsci o dei proverbi, che spiegano l'importanza di non arrendersi mai. E tutto ciò, inoltre, senza mai abbandonare l'ironia o la voglia di divertirsi.
Mi piacerebbe avere anche solo un decimo di quella forza e mi piacerebbe che ne avessero un poco anche quelli della mia e delle generazioni successive. Invece spesso soccombo al senso di impotenza e all' egoismo. Ma ammiro e ringrazio tutto ciò che hai fatto e mi rasserena sapere che ci sono al mondo persone come te.
Il tuo libro mi ha anche permesso di conoscere o approfondire diverse questioni: i distinguo che fai nella sinistra di un tempo e nei sindacati (confederali e non), l'uso della paura del terrorismo, l'inizio della precarizzazione del lavoro già negli anni 80, il movimento sandinista, il chiapas, cuba...
Infine mi ha commosso il rapporto con tua mamma e il senso di responsabilità nei suoi confronti. È molto dolce il modo nel quale racconti di lei, così come tutta la narrazione delle vicende famigliari colpisce. Forse solo di tuo papà emerge meno, ma credo sia una tua scelta.
Federica Sodini
Con grande piacere e riconoscenza mi appresto a recensire questo libro di Gino Perri : SCALANDO IL CIELO – Autobiografia di un operaio sognatore.
Un modesto contributo il mio all’amico, prima ancora che al compagno di tante avventure vissute insieme negli ultimi trenta e più anni di frequentazioni comuni.
Ma veniamo al libro: non un romanzo, non un saggio storico-politico ma una preziosa autobiografia che ripercorre le vicende personali di un ragazzo del nostro meridione catapultato agli inizi degli anni sessanta nella metropoli, Milano, attraversata da profonde trasformazioni: sociali, politiche, culturali.
Intense e commoventi le pagine iniziali che ci descrivono un’infanzia calabrese vissuta a Scala Coeli, suo paese d’origine, che ci tratteggiano la vita di un sud contadino ormai scomparso ma dove tuttavia la vita scorreva “libera” tra campagna casa e scuola.
Ma quella stagione presto sarebbe finita!
L’arrivo a Milano nel 1963 è traumatico. In quegli anni sessanta tumultuosi e intensissimi il ragazzino deve affrontare nuove sfide alla ricerca disperata di una nuova identità, di un nuovo modo di “stare al mondo”.
Ciononostante, pur all’interno di enormi drammi familiari, ben presto si forma in embrione la coscienza umana e politica di un proletario che capisce inevitabilmente da “ che parte stare”.
Il racconto autobiografico ci aiuta allora a ripercorrere, con rigore storiografico, gli eventi che hanno segnato la storia del nostro paese e non solo.
Il boom economico degli anni 60 e il 68; le grandi lotte operaie e studentesche; le stragi fasciste da P.zza Fontana all’Italicus; la contrapposizione tra PCI e sinistra extraparlamentare; lo Statuto del Lavoratori; la lotta per il riconoscimento al divorzio; Il Vietnam; il proletariato giovanile (musica controcultura e psichedelie) ; il sindacalismo dei Consigli di Fabbrica come prima forma autonoma di organizzazione operaia; l’insorgere della lotta armata (dentro e fuori la fabbrica ma fortemente criticata); la morte di Aldo Moro.
Un evento decisivo questo, che segna il declino di una stagione indimenticabile nella storia del nostro paese e di una intera generazione.
Il ripiegamento e le successive sconfitte già cominciavano a manifestarsi nei primi anni ottanta: la marcia dei 40 mila colletti bianchi alla Fiat; l’abolizione della Scala Mobile; l’affievolirsi delle lotte operaie in un contesto internazionale in profonda trasformazione con l’avanzare di nuove forze conservatrici, sino al crollo del Muro di Berlino e dell’Unione Sovietica.
Gli anni 90 si aprono con il disfacimento della Prima Repubblica dovuto alle inchieste della magistratura ( Mani Pulite ) con la conseguente ascesa di Berlusconi e della Lega autonimista, in un contesto di conseguente smembramento della sinistra tradizionale : PDS e Rifondazione Comunista.
Le trasformazioni in atto determinate dal radicale cambiamento economico e sociale di quegli anni
imponevano nuove riflessioni e di conseguenza la sperimentazione di nuove forme di aggregazione
popolare.
Rosario de Iulio